🌍 Mentre tutti discutono della “cucina italiana”, UNESCO punta sulla formazione pubblica per una governance etica dell’IA.

Dopo la “Raccomandazione” del 2021 sull’etica dell’Intelligenza Artificiale, il primo standard condiviso da 193 Paesi, arriva un programma strutturato di alfabetizzazione all’IA per chi lavora nel settore pubblico.

La cosa, a mio avviso, è più rilevante di quanto sembri.

Per anni abbiamo discusso di regole, principi, framework, linee guida.
Tutto fondamentale.
Ma senza persone in grado di comprenderli, applicarli e contestualizzarli, resta carta.
UNESCO fa un passo che considero fondamentale: costruire competenze.
Non solo tecniche, ma etiche, politiche e sociali.

🧭La governance dell’IA inizia da chi la usa
Il programma formativo combina:

  • come funzionano i sistemi di IA,
  • quali opportunità offrono e quali rischi introducono,
  • quali sono i quadri di governance internazionali,
  • come valutare l’impatto etico,
  • come impostare appalti pubblici responsabili e trasparenti,
  • come tutelare diritti, democrazia e stato di diritto.

Non è una formazione “per addetti ai lavori”, ma un percorso pensato per chi prende decisioni pubbliche, per chi ha il compito di valutare un progetto prima che venga implementato, per chi deve rispondere alla domanda più difficile: “perché dovremmo usare questo sistema?”.

E il modello punta a creare una rete di persone competenti, in grado di formare altri, in altri contesti, in altri Paesi.
Una sorta di intelligenza distribuita.

🔍 Perché è importante?
Perché la tecnologia non basta.
E nemmeno le leggi bastano.

Se vogliamo che l’IA sia davvero al servizio delle persone, servono tre condizioni:

  1. competenze diffuse, non concentrate in poche aziende;
  2. capacità critica, soprattutto nel settore pubblico;
  3. consapevolezza dei rischi, anche quando il sistema “funziona”.

E qui c’è un punto che mi sta molto a cuore: non esiste governance etica senza alfabetizzazione.
Non possiamo pretendere che funzionari, dirigenti o amministratrici e amministratori prendano decisioni complesse su sistemi opachi se non hanno strumenti per farlo.
L’IA amplifica tutto: opportunità e vulnerabilità.
Per questo servono competenze che non siano solo tecnologiche, ma anche sociali, giuridiche, culturali.

🤝 E in Italia?
Nel nostro Paese, l’IA sta entrando nella scuola, nella sanità, nei servizi sociali, nella pubblica amministrazione.
La domanda che mi faccio è semplice:

👉 abbiamo un piano per costruire competenze diffuse nel settore pubblico?

Perché possiamo avere le regole migliori del mondo, ma senza persone formate rischiamo di applicarle in modo superficiale o, peggio, di non applicarle affatto.
La governance dell’IA non è un atto tecnico: è un esercizio collettivo di responsabilità.

💬 Voi che cosa ne pensate?
La formazione pubblica può davvero essere la leva per un uso più equo e responsabile dell’IA?
Oppure rischiamo che la tecnologia proceda molto più veloce della capacità di comprenderla?

https://www.unesco.org/ethics-ai/en/articles/unescos-ai-literacy-training-civil-servants-empowering-ethical-ai-governance-around-world-0

Original LinkeIn Post: https://www.linkedin.com/posts/almagio_mentre-tutti-discutono-della-cucina-italiana-activity-7405162037401866241-ixF0