A dicembre Anthropic ha annunciato “Claude for Nonprofits”:
👉fino al 75% di sconto sui piani Team/Enterprise, connettori (Blackbaud, Candid, Benevity) e un corso gratuito di AI Fluency pensato per i team non profit.
La notizia, di per sé, è ottima: abbassa una barriera economica e prova a mettere l’AI dentro i flussi di lavoro reali (non sopra, come un gadget). E anche l’approccio è intelligente: non solo lo sconto ma anche le risorse per (iniziare a) formare le persone. E Anthropic lo dice chiaramente: l’AI aiuta davvero quando si integra nei processi, rispetta le aspettative di privacy delle comunità e resta accessibile.
🚨Però, proprio perché è “facile”, questa iniziativa mi accende anche un paio di spie: la voracità e il soluzionismo digitale.
Che cosa intendo? Parlo di quella tendenza per cui, appena una tecnologia potente si presenta o diventa accessibile, la trasformiamo in una scorciatoia mentale: “Mettiamo l’AI e risolviamo.”
Che spesso è un modo elegante di dire: “Automatizziamo e aumentiamo il volume”.
E qui arriva il rischio (che non riguarda “l’AI” o qualsiasi altra tecnologia, ma l’uso che decidiamo di farne): il pensiero magico. Il tasto “go” premuto su campagne, email, analisi previsionali, segmentazioni… come se più output = più fiducia. Come se la relazione fosse una pipeline.
In realtà l’AI dovrebbe fare la cosa opposta (e migliore): togliere attrito al backstage e restituire tempo a ciò che non si scala senza perdere umanità: ascolto, conversazioni vere, cura delle obiezioni, presenza nei momenti difficili.
Per me il discrimine è semplice e un po’ scomodo:
- Stiamo usando l’AI per scrivere più messaggi o per avere più tempo per le persone?
- Stiamo ottimizzando il tasso di conversione o la qualità e la fiducia?
- Stiamo mettendo l’automazione dove serve (processi, sintesi, report, bozze, dati) oppure dove fa danni (voce, responsabilità, relazione)?
Claude for Nonprofits abbassa una barriera economica, offre spunti di formazione e rende più facile integrare l’AI nei flussi reali.
⚠️ Ora la parte difficile non è “adottarla”. È non inquinare la relazione inseguendo l’illusione che la tecnologia sostituisca il lavoro umano di costruzione della fiducia.
L’AI può essere un acceleratore.
La domanda è: stiamo accelerando verso la qualità… o verso il rumore?
https://www.anthropic.com/news/claude-for-nonprofits?utm_source=chatgpt.com