Avveleneremo i pozzi della conoscenza digitale per salvarli?
È una domanda che oscilla tra la provocazione cyberpunk e la strategia di sopravvivenza.
Ho letto di recente di Poison Fountain, che invita chi gestisce siti web a inserire intenzionalmente codice errato o dati “tossici” per confondere i crawler e degradare i modelli di intelligenza artificiale.
Non sono certo che questa sia una notizia “vera”, potrebbe essere più un esperimento concettuale che un movimento strutturato, ma se guardiamo oltre la provocazione ci troviamo di fronte a un segnale fortissimo: il web sta entrando nella sua fase adversarial.
I dati non sono più solo “petrolio” o “materia prima”: sono diventati un terreno di scontro.
Questa dinamica svela un cortocircuito interessante: stiamo cercando di risolvere con la tecnica (il poisoning) un problema che è profondamente etico e sociale. La conoscenza condivisa è stata trattata come una miniera a cielo aperto, gratuita e senza regole, e ora ci sorprendiamo quando qualcuno inizia a recintare i pascoli o, peggio, a contaminarli.
Ma attenzione alle semplificazioni
Le conseguenze di questo “gioco senza regole” sono sistemiche:
Il danno collaterale è inevitabile. Il veleno digitale non distingue. Colpisce le Big Tech, certo, ma anche la ricerca open source e il non profit. È come bruciare la biblioteca per fermare chi sta rubando i libri: funziona, ma il prezzo è altissimo.
La reazione sarà la chiusura. Se il rumore di fondo aumenta, chi addestra i modelli alzerà i ponti levatoi. Andremo verso un web a due velocità: uno pulito e a pagamento (“walled garden”), l’altro aperto ma inaffidabile.
Il sabotaggio non è governance. “Avvelenare” è il sintomo di un patto rotto, non la cura. Senza ristabilire un equilibrio su consenso e valore, stiamo solo spostando il conflitto, non risolvendolo.
Quindi, qual è la vera strategia per non subire il cambiamento?
La risposta non è alzare muri tecnici, ma lavorare sulla fiducia. In un mare di dati sintetici o “avvelenati”, la reputazione diventerà la nuova valuta forte. La visibilità del futuro non passerà dalle keyword, ma dall’essere riconosciuti come una fonte attendibile.
Non basterà più “scrivere per la macchina”: bisognerà essere quel presidio di coerenza e autorevolezza di cui la macchina (e le persone) possono fidarsi ciecamente.
E qui torniamo a un concetto antico: la qualità, l’autorevolezza, la coerenza. Tutte cose che sapevamo già, ma che ora diventano ancora più centrali. Forse Poison Fountain non fermerà l’AI, ma ci sta costringendo a diventare adulti: meno growth hacking, più responsabilità verso i contenuti che immettiamo in rete.
Original Linkedin Post: https://www.linkedin.com/posts/almagio_avveleneremo-i-pozzi-della-conoscenza-digitale-activity-7421520114786811904–1Qs