AI, arte e creatività: quando l’hype non basta e arrivano i fischi.
Nel 1993 sono andato a Bayreuth con i miei nonni per il festival di Wagner.
È uno di quei ricordi che restano impressi.

Bayreuth è un luogo particolare, un tempio della musica. Ogni nuova messa in scena convive con una domanda che attraversa da sempre il Festival: come reinterpretare un’opera senza tradirne il senso?

In questi giorni Bayreuth è tornata al centro della discussione per un allestimento che ha utilizzato immagini generate dall’intelligenza artificiale, diverse a ogni rappresentazione. Alla fine sono arrivati anche i fischi.

La tentazione è dire: l’AI non funziona nell’arte.
Io credo che la questione sia un altra.

Un modello può generare infinite immagini, variazioni, combinazioni.
Ma non può decidere che cosa abbia davvero senso.
Non può stabilire quale scelta rafforzi una narrazione e quale, invece, aggiunga soltanto rumore.

Quando manca una direzione editoriale, l’abbondanza non diventa ricchezza, dventa casualità.

E anche i riferimenti più potenti rischiano di apparire gratuiti, perché non sono inseriti dentro una scelta narrativa riconoscibile.

Questa, secondo me, è una lezione che va ben oltre Bayreuth, oltre la musica e l’arte: vale anche per la comunicazione di tutti i giorni.

Possiamo chiedere all’AI di produrre decine di immagini, centinaia di titoli, infinite varianti di un testo.
Ma prima del prompt servono ancora tre cose che nessun modello può scegliere al posto nostro:

👉 un punto di vista;
👉 una persona a cui parlare;
👉 una scelta editoriale responsabile.

Per questo continuo a pensare che la competenza più importante non sia imparare a generare, a scrivere prompt, ma imparare a scegliere.

A volte il lavoro migliore che possiamo fare con l’intelligenza artificiale è eliminare nove proposte su dieci.
O anche tutte e dieci.

La creatività non nasce dall’abbondanza.
Nasce dal significato che decidiamo di costruire.

Sono curioso di sapere una cosa.
Quando generate dei contenuti con l’Intelligenza Artificiale, quali sono le vostre scelte editoriali? Quanto tenete e quanto buttate di quello che lo strumento vi propone?

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