Oggi, 2 Agosto, entra in vigore un’altra parte dell’AI Act che riguarda anche il Terzo Settore. E ho l’impressione che poche persone se ne siamo accorte.
Negli ultimi mesi ho tenuto diverse formazioni sull’intelligenza artificiale per organizzazioni del Terzo Settore.
Quasi sempre le domande sono le stesse:
“Come si scrive un buon prompt?”
“Quali strumenti conviene usare?”
“Come possiamo risparmiare tempo?”
Sono domande legittime.
Quello che mi colpisce è un’altra cosa.
Quasi nessuna persona mi ha chiesto di parlare della normativa.
Quasi nessuna organizzazione mi ha chiesto di approfondire il tema della responsabilità.
Quasi nessuna richiesta formativa è partita dalla domanda: che cosa cambia, concretamente, per un ente che decide di usare l’intelligenza artificiale?
Eppure oggi cambia (di nuovo) qualcosa.
Dal 2 agosto diventano applicabili anche gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act.
Non riguardano solo chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale.
Riguardano anche chi li utilizza.
Se una persona interagisce con un chatbot, dovrebbe esserne informata.
Se un contenuto sintetico può essere scambiato per reale, la sua natura dovrebbe essere resa trasparente.
Se utilizziamo immagini, audio o video generati artificialmente, la trasparenza non è più soltanto una buona pratica: entra a far parte degli obblighi previsti dalla normativa.
E c’è un altro articolo che continuo a considerare fondamentale.
L’articolo 4.
Quello che introduce il principio della AI Literacy.
Non dice semplicemente che bisogna imparare a usare questi strumenti.
Dice che le organizzazioni devono garantire che le persone che li utilizzano abbiano competenze adeguate, tenendo conto del ruolo che ricoprono, del contesto in cui operano e dei possibili impatti.
Per me questi due articoli si parlano.
L’articolo 4 ci dice: imparate.
L’articolo 50 ci dice: siate trasparenti.
Il primo senza il secondo rischia di produrre persone sempre più capaci di usare uno strumento, ma non necessariamente consapevoli delle responsabilità che comporta.
Il secondo senza il primo rischia di trasformarsi in un semplice adempimento burocratico.
La vera sfida, invece, è un’altra.
Passare dall’uso dell’AI alla sua governance.
Nel Terzo settore parliamo spesso di fiducia.
La fiducia delle persone che donano.
La fiducia di chi si rivolge ai nostri servizi.
La fiducia delle comunità con cui lavoriamo.
Forse dovremmo ricordarci che la trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale non è soltanto un obbligo europeo.
È una naturale conseguenza della relazione di fiducia che chiediamo alle persone di costruire con noi.
Sono curioso di sapere come vi state muovendo.
Nella vostra organizzazione l’AI Act è già entrato nelle policy, nella formazione e nei processi? Oppure continuiamo a parlare quasi esclusivamente di prompt e di strumenti?
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