Tre giorni fa, preparando la valigia per il Festival del Fundraising 2026, mi sono accorto che era… pesante. Non tanto per i vestiti.
Dentro c’erano cose che non possono stare piegate:
👉la responsabilità (e la gioia) di esserci come community leader;
👉il ritorno della presenza di ASSIF Associazione Italiana Fundraiser al Festival;
👉 un auspicio condiviso con Pietro, Claudia e Federico: raccontare il lavoro che Assif sta portando avanti sul benessere delle persone che lavorano nel nostro settore;
👉la prima volta con un team nuovo, eccezionale, con cui sto imparando a lavorare;
e poi, certo, il ritrovarsi. Le facce. Le voci. I tanti “come stai, davvero?”.
In quella valigia c’era anche un carico enorme: Wineraising. Dieci anni che, a pensarci, sembrano un’assurdità meravigliosa. Una di quelle follie che si reggono solo grazie a chi ci ha creduto, a chi si è messə in gioco, a chi ha ballato, riso, brindato, lavorato (tanto) e trasformato la fatica in qualcosa che assomiglia davvero a una festa. Una festa “da fundraiser”, nel senso più bello: sudore, gratitudine e divertimento nello stesso ballo.
Al ritorno la valigia è ancora piena. Ma mi sembra meno pesante.
Perché i contenuti sono stati ottimi, sì. Ma il vero valore del Festival, almeno per me, è sempre un’altra cosa: il vissuto. Le chiacchiere rubate tra una sessione e l’altra, le poche ore di sonno, quella prossimità che ti rimette in asse.
E poi gli imprevisti: uno speech inventato al volo in meno di tre minuti, guardandoci negli occhi e dicendo: “C’è un palco, ci sono persone, proviamo a lasciare qualcosa di utile”. È stato bello. E, incredibilmente, anche divertente: spero anche per chi era in sala
Sono stanco, quindi non voglio aggiungere troppe parole.
Volevo solo lasciare qui — in un posto dove si parla di lavoro — la misura di quanto un lavoro complesso, a volte faticoso perfino da raccontare, possa regalare momenti memorabili.
Grazie a chi c’era.
Grazie a chi avrebbe voluto esserci e non ha potuto.
Grazie a chi, in questi anni, ha camminato in questa avventura un po’ folle.
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