Non sono una persona particolarmente religiosa e di rado sono un “fan” del Vaticano: non avrei mai pensato che una delle riflessioni più “operative” sull’AI, l’avrei trovata in un’enciclica. E invece. Non è solo un testo interessante, è una guida etica (non solo morale) e sociale che parla anche a chi lavora nel Terzo Settore
Ho iniziato a studiare la Magnifica Humanitas di Leone XIV, dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”: sto leggendo il testo integrale e al tempo stesso articoli e approfondimenti.
Non è un documento tecnico (e non vuole esserlo), ma ha molti passaggi che, a mio avviso, sono una checklist di governance. Per esempio quando mette nello stesso elenco “brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati” e li colloca dentro l’orizzonte del bene comune.
Per chi guida un’organizzazione non profit è un cambio di postura: i dati non sono solo “asset”. Sono persone, relazioni, vulnerabilità. E quindi chiedono proporzionalità, cura e responsabilità.
Poi c’è una frase che dovremmo scrivere su un post-it sul nostro monitor (al posto della password 😜): “Nulla, nel mondo dell’IA, è immateriale o magico.”
Perché dietro i modelli ci sono filiere: lavoro invisibile, energia, risorse e, spesso, sfruttamento. E questo riguarda tutti noi, non solo chi produce tecnologia.
E c’è un terzo punto che sento moltissimo, soprattutto pensando a fundraising e comunicazione: l’enciclica propone un’“ecologia della comunicazione” e invita a non idolatrare né demonizzare gli strumenti, ma a governarli mettendo al centro la verità come bene comune e la tutela dei dati personali.
Traduco per me: personalizzazione sì, manipolazione no; efficienza sì, opacità no.
Una delle cose che mi ha colpito di più, però, è che dentro questa cornice Leone XIV nomina esplicitamente volontariato e “cosiddetto terzo settore” come forze che rendono la vita sociale più vicina alle persone e i servizi più rispettosi della dignità.
Non è solo un riconoscimento: è una responsabilità. Perché se l’AI entra nei servizi, nella scuola, nella sanità, nell’advocacy, non possiamo limitarci a “usarla”. Dobbiamo governarla.
Se devo tradurre tutto in quattro domande da board (non da appassionati di tool):
- Qual è il bisogno reale (di missione o di organizzazione) che stiamo risolvendo?
- Quali dati entrano nel sistema, e con quali tutele?
- Su chi incidono gli output (beneficiari, donatori, lavoratrici e lavoratori, volontari)? E quanto sono contestabili?
- Chi risponde delle conseguenze (e della filiera), quando qualcosa va storto?
Non so se questo testo diventerà una bussola per tutti. Ma a me ha ricordato una cosa semplice: il tema non è “adottare l’AI”. Il tema è custodire la persona mentre l’AI accelera.
É davvero interessante leggere un documento che, senza nominarli esplicitamente si collega a temi attuali e “tecnici”: dall’open source alla privacy, dall’AI act alla sorveglianza.
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