Ieri sono uscite le liste del 5×1000.
E, puntuale, è partita la liturgia: chi è cresciuto, chi è calato, chi “ha vinto”, chi “ha perso”, il tema del tetto (che dal 2026 è più alto e si vede), la “conoscibilità” dei contribuenti, le strategie per scalare la classifica.
Tutto legittimo. Ma c’è un dettaglio che continua a sembrarmi enorme, e riguarda una cosa apparentemente minuscola: le parole.
Nella cartellonistica, nelle email, perfino nei pitch, vedo ancora usare il verbo “donare” riferito al 5×1000.
Capisco perché lo facciamo: “donare” è caldo, immediato, motivante.
Però è anche impreciso. E l’imprecisione, nel lungo periodo, non è neutra.
Il 5×1000 non è (solo) un gesto di generosità: è una scelta di destinazione di imposta. È un atto di partecipazione civica. È, se vogliamo, anche un “voto di fiducia” dato con una firma e un codice fiscale.
Chiamarlo “donazione” produce effetti collaterali e fraintendimenti come le aspettative sbagliate: chi firma può pensare di aver “donato”, quindi aspettarsi una relazione che oggi è impossibile, dato che le organizzazioni non hanno i contatti di chi le ha scelte.
L’idea firma = donazione, falsa la percezione e conseguentemente può falsare i dati: quando si indagano i comportamenti donativi questa idea si insinua e deve essere esplicitamente distinta nelle domande.
In fine, questa percezione può ridurre la predisposizione al dono riducendo quel senso di necessità o “senso di colpa anticipatorio” che si attiva di fronte alla richiesta di una donazione: l’idea (assolutoria) è quella di aver già fatto la propria parte
E attenzione: dire “destinare” non sminuisce il 5×1000. Non lo rende freddo. Lo rende vero. E quando una cosa è vera, è più facile anche chiedere l’altra cosa, quella che è davvero una donazione: il sostegno libero, aggiuntivo, consapevole.
Per chi fosse interessato ai dati e alle analisi, da qualche giorno è online l’Osservatorio ASSIF Associazione Italiana Fundraiser sul 5, 2 e 8 per mille diretto da Nicola Bedogni (su cui ho avuto la fortuna di collaborare): uno strumento pensato proprio per leggere i dati come sistema e non solo come gara.
Una domanda che mi sto facendo (e che lascio qui): nelle vostre comunicazioni sul 5×1000 usate “donare” o “destinare”? E che cosa cambia, davvero, nel modo in cui costruite fiducia?
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